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Doctor Sleep: Recensione

Un tuffo nel passato che ogni cinefilo che si rispetti preferirebbe evitare

Voce: Furiospino

Montaggio: NikTheGame

Correva l’anno 1980 quando lo Shining di Stanley Kubrick, come un ciclone dirompente, distrusse e scompose un intero genere portandolo dove forse nessuno era riuscito prima, eccezion fatta per L’Esorcista di Friedkin, prodotto comunque ancorato al genere d’appartenenza. La rivoluzione copernicana compiuta dal maestro newyorkese non si limitò solo alla decostruzione narrativa dei topoi di un genere. Attraverso la creazione di un microcosmo in celluloide tangibile, stratificato e le nuove tecniche di ripresa – la Steadicam inventata da Brown, lì nelle stesse vesti di cineoperatore – Kubrick concepì, partendo dal romanzo del presunto maestro dell’horror Stephen King, un monolito che divora e scruta all’interno di chi osserva; nonché la sua ennesima opera d’arte immortale.

“E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te” – Friedrich Nietzsche

Nota è la diatriba avvenuta tra il regista e lo scrittore, che ripudiò solo a parole la pellicola (vedi la voce Royalties), per poi rimaneggiare la sua creatura anni dopo in un nuovo adattamento, stavolta televisivo. Questo prolisso, ma speriamo giustificabile preambolo ci porta ora a fare i conti con Doctor Sleep, “degno” sequel e adattamento cinematografico dei due romanzi dell’autore di Bangor e che nulla ha da spartire col capolavoro di Stanley Kubrick.

Ciò che salta immediatamente all’occhio in questa sgangherata accozzaglia di idee produttive e autoriali è la mancanza di un’idea comune che veicoli il racconto verso una nuova identità e soprattutto dignità, è giusto sottolinearlo. Senza dare spessore o introdurre adeguatamente alcun personaggio, si corre a perdifiato per mettere in scena esattamente quello che tutti si aspettano di vedere. Tra omaggi, re-interpretazioni alla “Tale e Quale Show”, il sempre discreto Mike Flanagan – che ci si augura abbia almeno percepito una lauta paga – si accontenta di vestire i panni servili della vittima del nostro padre padrone di turno. Il tuttologo King si cela dietro ogni decisione intrapresa, anche se lo si negherà fino alla morte, è evidente che sia così. Pedissequo nei confronti del romanzo originale, il film si trascina negli stessi difetti del materiale di partenza, ampliandone persino l’imperfezione: approssimazioni di ogni sorta, parentele omesse, passaggi fondamentali alla comprensione saltati a piè pari…

Giusto la conturbante Rebecca Ferguson riesce a salvarsi in questa estenuante maratona di ben 152 minuti, non certo per merito della scrittura né tanto meno per la fattura del suo personaggio – mai risposte saranno le domande riguardanti le sue origini e sul perché lei e i suoi sodali si accampino come una comunità di gitani. Il tutto mentre il “povero” Mcgregor, come ultimamente gli capita di frequente, come un turista si aggira tra i buoni set, col suo solito bel faccino, anche se vestirebbe i panni di un senza dimora alcolista.

Autore: Jacopo Tibo

3.5
VOTO FINALE

Regia di Flanagan non pervenuta. E dire che aveva girato dei gran bei gioiellini (Hill House, Oculus, Ouija - L'origine del male). Forse certe porte andrebbero lasciate chiuse...

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