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Recensione: The Irishman

Traendo ispirazione dall’ eloquente saggio “L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” di Charles Brandt, basato sulla vita e l’operato del sindacalista mafioso Frank Sheeran, The Irishman segna il definitivo abbandono del regista newyorkese ad un genere che più di ogni altro ha contribuito a plasmare nel corso della pluridecennale carriera. 

Un monumentale epitaffio cinematografico che allontana il manierismo, preferendo piuttosto di concentrarsi sull’essenza, sul suo significato più profondo, nel senso letterale del termine.

The Irishman è un lucido e disincantato testamento artistico di un autore che non cerca più di stupire con gli “effetti speciali” – anche se vi ricorerrà, purtroppo ottenendo risultati ben poco  lusinghieri – che trasuda morte senza mai renderla come un tempo “bella”, bensì come lo è, fredda.

Seppur non priva d’ inciampi, l’ultima fatica di Martin Scorsese va vissuta, non raccontata. Come del resto lo si deve fare con la vita.

8
VOTO FINALE

Traendo ispirazione dall' eloquente saggio "L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa" di Charles Brandt, basato sulla vita e l'operato del sindacalista mafioso Frank Sheeran, The Irishman segna il definitivo abbandono del regista newyorkese ad un genere che più di ogni altro ha contribuito a plasmare nel corso della pluridecennale carriera. 

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