In cinque giorni l’83ª Mostra del cinema di Venezia ha consegnato due Leoni d’oro alla carriera. Sono andati a due carriere che si somigliano pochissimo, ed è questa la cosa interessante.
Clooney, il divo passato dall’altra parte
Il primo è stato consegnato a George Clooney mercoledì 2 settembre, durante la cerimonia di apertura, con la laudatio affidata a Laura Dern. È il premio a un percorso che ha fatto una curva netta: Clooney comincia come volto televisivo, diventa la definizione stessa di star di Hollywood, e da un certo punto in poi usa quel capitale per finanziare e dirigere film che senza di lui nessuno avrebbe fatto.
Un attore che si sposta dietro la macchina da presa e ci resta: è una traiettoria che al Lido piace, e che Venezia ha premiato molte volte.
Burstyn, e il centenario di Marilyn
Il secondo è arrivato lunedì 7 settembre, ed è andato a Ellen Burstyn. La Biennale la presenta con tre titoli che bastano: L’esorcista, Alice non abita più qui, Interstellar. Burstyn non ha mai avuto bisogno di diventare autrice per essere presa sul serio: le è bastato scegliere le parti giuste per cinquant’anni.
Il premio le è stato consegnato durante la proiezione di Flesh Impact, il cortometraggio di Maggie Gyllenhaal dedicato a Marilyn Monroe nel centenario della nascita. La Sala Grande si è alzata in piedi per una lunga ovazione.
La coincidenza vale più di una scaletta: un’attrice di novantatré anni premiata mentre sullo schermo scorre il ritratto della donna che negli stessi anni Hollywood non riuscì a proteggere.
E il Cartier a Guadagnino
Nella stessa edizione è stato assegnato anche il premio Cartier Glory to the Filmmaker, che va a Luca Guadagnino.
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