Il New York Film Festival arriva alla 64ª edizione e si tiene dal 25 settembre al 12 ottobre 2026. È un festival non competitivo, il che significa niente premi e niente giuria — ma è da anni una delle rampe di lancio più affidabili verso la stagione degli Oscar.
Il Main Slate conta 32 film provenienti da 31 paesi, con tre anteprime mondiali, sette nordamericane e tredici statunitensi. E scorrendo l’elenco c’è una cosa che salta all’occhio: più di metà dei titoli arriva dal circuito europeo.
Apertura, centro e chiusura
Si apre con Paper Tiger di James Gray, thriller newyorkese con Scarlett Johansson, Adam Driver e Miles Teller. Un uomo qualunque viene trascinato dal fratello ex poliziotto dentro un affare losco con la criminalità russa: territorio Gray al cento per cento.
Il Centerpiece è Behemoth! di Tony Gilroy, in anteprima mondiale. Chiude 14th, il nuovo documentario di Ava DuVernay sui diritti civili — esattamente dieci anni dopo che 13th aveva aperto la stessa manifestazione.
C’è anche uno Spotlight Gala con l’anteprima mondiale di Godzilla Minus Zero, che per un festival storicamente severo è una scelta curiosa e piuttosto simpatica.
Gli autori europei che troverete a New York
Qui il programma diventa interessante per noi. Pedro Almodóvar porta Bitter Christmas. Cristian Mungiu arriva con Fjord, che gli è valso la seconda Palma d’oro dopo 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni: una storia di immigrati romeni in Norvegia con Sebastian Stan e Renate Reinsve.
Paweł Pawlikowski porta Fatherland, miglior regia a Cannes, con Sandra Hüller. Radu Jude presenta The Diary of a Chambermaid. Mike Leigh arriva con Tender Loving Care, Andrew Haigh con A Long Winter, Arthur Harari con The Unknown interpretato da Léa Seydoux.
Dall’Asia: Ryûsuke Hamaguchi con All of a Sudden, premio per la migliore interpretazione femminile a Cannes, Lee Chang-dong con Possible Love, e Hong Sangsoo con Nowhere to Lay My Eyes, che a Locarno ha vinto sia la regia sia l’interpretazione per Kim Min-hee. C’è poi Minotaur di Andrey Zvyagintsev, Grand Prix a Cannes.
Le anteprime mondiali che contano per la stagione premi
Nella sezione Spotlight debutta A Statement di Tom McCarthy, che con Il caso Spotlight aveva vinto l’Oscar per il miglior film. È un’altra storia vera, e la distribuzione è affidata a Sony Pictures Classics — uno studio che sa muoversi nella stagione dei premi meglio di quasi chiunque altro.
Nella stessa sezione ci sono Club Kid, esordio di Jordan Firstman uscito da Cannes, e Misty Green di Chris Rock.
La sezione che nessuno guarda e che invece vale
Currents raccoglie 15 lungometraggi e 28 cortometraggi da 24 paesi, ed è la parte del festival dedicata al cinema che sperimenta sulla forma. Il pezzo centrale è Bardi di Tala Hadid, girato in Marocco tra i cavalieri della Tbourida, un rituale equestre che risale al Cinquecento.
Il direttore artistico Dennis Lim ha detto che la selezione Currents spinge contro le convenzioni della forma cinematografica, mettendo in evidenza la standardizzazione che domina il panorama attuale. Al netto del linguaggio da comunicato, il punto è vero: è la sezione dove si trovano le cose che non vedrete altrove.
Perché questo festival conta per gli Oscar
Il NYFF non assegna premi, ma la sua selezione funziona da filtro. I film che escono bene da New York arrivano all’autunno con una legittimazione critica che poi pesa sulle nomination — soprattutto nella categoria del miglior film internazionale, dove tra Mungiu, Pawlikowski e Hamaguchi la corsa si complica parecchio.
I biglietti vanno in vendita al pubblico il 15 settembre. Noi lo seguiamo, e trovate tutte le date della stagione nel nostro calendario premi.

