Mancano quasi otto mesi alla 99ª cerimonia degli Oscar, in programma il 14 marzo 2027 al Dolby Theatre con la conduzione di Conan O’Brien. E la corsa sembra già avere un padrone.
The Odyssey di Christopher Nolan è uscito il 17 luglio ed è in cima praticamente a ogni pronostico in circolazione. Vediamo perché — e poi vediamo perché non è affatto finita.
I numeri, che sono impressionanti
Il film ha registrato il miglior debutto globale della carriera di Nolan, superando i 264 milioni di dollari nel primo fine settimana, e ha poi sfondato il miliardo. Su Rotten Tomatoes e Metacritic ha ottenuto i punteggi più alti che il regista abbia mai avuto, sopra Oppenheimer.
È anche il primo film della storia girato interamente con cineprese IMAX 70mm, con un budget stimato intorno ai 250 milioni. Nolan ha adattato Omero partendo dalla traduzione di Emily Wilson del 2017, che è una scelta interessante di per sé: è la versione che ha rimesso in discussione mezzo secolo di traduzioni ottocentesche.
Il cast: Matt Damon è Odisseo, Anne Hathaway è Penelope, Tom Holland è Telemaco, Robert Pattinson interpreta Antinoo. E poi Zendaya, Lupita Nyong’o, Charlize Theron, Samantha Morton, Elliot Page.
La squadra tecnica è quella di Oppenheimer
Questo è il dettaglio che nei pronostici pesa più di quanto sembri. Nolan ha richiamato praticamente tutti quelli che con Oppenheimer avevano vinto o erano stati candidati: Hoyte van Hoytema alla fotografia, Jennifer Lame al montaggio, Ludwig Göransson alle musiche.
Sono tre categorie tecniche in cui il film parte davanti. E c’è una novità: per la prima volta un film di Nolan ha una canzone originale in corsa. Si chiama When I’m Home, la firmano James Blake, Travis Scott e Göransson — con la co-firma dello stesso Nolan, che in quella categoria non è mai stato candidato. Travis Scott, tra l’altro, ha anche una piccola parte nel film come bardo greco.
L’ostacolo vero: l’Academy non incorona due volte di fila
Ed eccoci al punto che i pronostici entusiasti tendono a saltare. Oppenheimer ha vinto sette Oscar su tredici nomination, dando a Nolan le sue prime due statuette dopo vent’anni di attesa.
Gli elettori dell’Academy, storicamente, non ripetono l’incoronazione a distanza così ravvicinata. Danno il premio a chi lo aspetta da tempo, non a chi l’ha appena ricevuto. È la dinamica che ha tenuto Nolan fuori dai giochi per due decenni, e adesso rischia di lavorare contro di lui nella direzione opposta.
Chi può batterlo
Il nome che tutti fanno è Denis Villeneuve con Dune: Part Three, previsto per dicembre. La narrazione è servita su un piatto: un regista che l’Academy ha ignorato per tutta la trilogia, che chiude la saga in grande stile. È lo schema Il ritorno del re, e quello schema all’Academy piace moltissimo.
Poi c’è il resto del campo: Project Hail Mary di Lord e Miller con Ryan Gosling, Fjord di Cristian Mungiu, La Bola Negra dei Javis per Netflix, Wild Horse Nine di Martin McDonagh, The Invite di Olivia Wilde, Digger di Iñárritu con Tom Cruise. E i festival autunnali devono ancora dire la loro.
La mia sensazione
Che The Odyssey raccolga una montagna di nomination è praticamente certo — probabilmente in doppia cifra, con le categorie tecniche quasi tutte al sicuro.
Che vinca miglior film e miglior regia è tutt’altra questione, e chiunque ve lo dia per scontato ad agosto sta correndo parecchio. La stagione dei premi comincia davvero a settembre, con Venezia e Toronto, e negli ultimi anni ci ha abituati a ribaltoni fino a gennaio inoltrato.
Il calendario completo della stagione lo trovate nella nostra pagina dedicata, che aggiorniamo a ogni annuncio. E se avete già visto il film, ditemi cosa ne pensate: io su Pattinson ho un’opinione che non è quella maggioritaria.

