È morto a Parigi Jean-Paul Rappeneau. Aveva 94 anni, e la notizia è stata data mercoledì 2 settembre. Era nato ad Auxerre nell’aprile del 1932.
Otto film in cinquant’anni
La sua filmografia sta in una riga: otto lungometraggi in mezzo secolo di carriera, cominciata nel 1966 con La vita di castello. Una parsimonia che oggi sembra incomprensibile e che allora era un metodo: Rappeneau scriveva e riscriveva per anni, e girava solo quando il copione reggeva. Davanti alla sua macchina da presa sono passati Yves Montand, Catherine Deneuve e Isabelle Adjani.
Di quegli otto film, però, ce n’è uno che ha smesso di appartenergli ed è diventato di tutti.
Il Cyrano che nessuno si aspettava
Nel 1990 porta al cinema il Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand con Gérard Depardieu. Sulla carta era un’operazione a rischio: un testo teatrale in versi del 1897, in alessandrini, da far recitare in costume a un pubblico degli anni Novanta. Il risultato fu il contrario di un’imbalsamatura.
Al Festival di Cannes, quell’anno, Depardieu vince il premio per la migliore interpretazione maschile. Ai César il film arriva con tredici nomination e ne vince dieci, film e regia compresi. In Italia, per la generazione che lo vide in sala, Cyrano ha per sempre la voce di Ferruccio Amendola.
L’Oscar di Cyrano parla italiano
C’è un dettaglio che da noi si racconta poco. Cyrano arrivò agli Oscar con la candidatura come miglior film straniero, ma la statuetta la portò a casa in un’altra categoria: Franca Squarciapino vinse per i costumi. Le scene erano di Ezio Frigerio — suo marito, uomo di teatro cresciuto alla Scala — insieme a Jacques Rouxel.
L’unico Oscar del film più francese degli anni Novanta se lo presero due italiani che venivano dall’opera. Rappeneau, che non era uomo da rivendicazioni, li aveva voluti lui.
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