La forma dell’acqua è un mix suggestivo di vari generi, che trae a piene mani ispirazione sia dai b-movie sia da classici come La bella e la bestia, costruendo di fatto una favola «adulta». E Alexandre Desplat, qui alla prima collaborazione con Guillermo del Toro, è senza dubbio il compositore più duttile e completo per immergersi in questo mondo e rendere al meglio le atmosfere del film, così come, al tempo stesso, i tanti momenti di azione e mistero.
Va detto che Desplat è stato iperattivo in questi anni, forse troppo: quando si produce a questi ritmi, il rischio di ripetizioni o di qualche piccola caduta è sempre dietro l’angolo. Fortunatamente per La forma dell’acqua ciò non accade, anzi è tutto molto equilibrato.
Un tema che si fa in due
Il lavoro si alterna sapientemente tra l’utilizzo di classici della canzone romantica francese e brani di musical americani dell’età d’oro per la costruzione dei temi portanti. Con l’enunciazione del tema principale, «The Shape of Water», che introduce il tema della creatura, troviamo un arrangiamento delicato aperto da un arpeggio d’arpa e con l’aggiunta di un suono sintetico, dal carattere quasi onomatopeico, per poi avvolgere e crescere con l’entrata della fisarmonica e dei fiati.
Lo stesso tema viene ripreso anche in «Elisa’s Theme», in una versione più melodica e classicheggiante, con un arpeggiato più dinamico che porta a leggere variazioni: di fatto un tema che si fa in due per entrambi i protagonisti, uniti come nel film dalla diversità e poi dall’amore. Verrà ulteriormente variato e riproposto come tema malinconico d’amore nel suggestivo e delicato «Underwater Kiss», e ripreso poi a tratti più o meno marcati in vari momenti della colonna sonora, come per esempio in «Overflow of Love».
La creatura, e il registro dell’attesa
Voto
Descrizione
Meno innovativa di Grand Budapest Hotel o Fantastic Mr. Fox, ma di notevole fattura: un tema che si sdoppia fra i due protagonisti, il registro cupo affidato ai contrabbassi e undici minuti di repertorio in «The Escape». Un lavoro equilibrato, il che, viste le quantità prodotte da Desplat in quegli anni, non era scontato.È in «The Creature» che invece si esplorano sonorità più grottesche e d’attesa, quelle che saranno poi la base dei momenti più decisivi nella parte finale del film. Un assaggio di ciò che verrà riproposto nei passaggi più concitati e drammatici, con sonorità cupe e misteriose guidate dall’utilizzo dei contrabbassi come archi principali.
«The Escape», undici minuti di repertorio
Di registro diverso è invece la traccia «The Escape», dove si passa a un brano dalla complessità orchestrale più ricercata, in quello che è di fatto un brano d’azione: undici minuti in cui il compositore francese mette dentro tutto il suo repertorio stilistico sentito in questi anni. Un brano non eccessivamente originale, ma di straordinario impatto sulla pellicola e anche nell’ascolto disgiunto dal film.
Il finale
Menzione anche per il brano «Rainy Day», che chiude il film prima del tema in «A Princess Without a Voice», riprendendo le sonorità cupe e misteriose già sentite in «The Escape» ma con uno sviluppo più rapido e avvolgente, che porta a un’esplosione orchestrale in chiusura: a tratti ricorda lo splendido finale di Lady in the Water di James Newton Howard.
In conclusione
Siamo di fronte a una colonna sonora sicuramente meno innovativa e originale di Grand Budapest Hotel o Fantastic Mr. Fox, ma a un lavoro di notevole fattura, che completa il bellissimo film di Guillermo del Toro con grandissima raffinatezza compositiva e con una misura che, viste le quantità prodotte in quegli anni, non era affatto scontata.
Un dato che vale la pena registrare: proprio questa partitura — non quelle che qui indichiamo come più originali — è valsa a Desplat l’Oscar, il Golden Globe e il BAFTA per la migliore colonna sonora, il suo secondo Oscar dopo quello vinto nel 2015 per Grand Budapest Hotel.
Altre colonne sonore analizzate sul sito.


2 Comments