Nel 2026 Habemus Papam compie quindici anni. Nel 2011 Nanni Moretti tornò in concorso a Cannes dieci anni dopo la Palma d’oro, e usò dal Lido senza niente in mano.
Un papa che dice di no
Il conclave elegge, la fumata è bianca, la folla aspetta in piazza San Pietro. Ma il cardinale Melville — Michel Piccoli, allora ottantacinquenne — arrivato alla loggia non riesce a parlare, e si ritira. Il Vaticano, in crisi, convoca uno psicoanalista: lo interpreta Moretti stesso.
L’idea è di una semplicità quasi insolente: prendere l’uomo più atteso del mondo e mostrarlo mentre non se la sente. Il film non fa satira anticlericale né apologia; guarda una persona anziana a cui viene chiesto qualcosa che non vuole fare.
Piccoli lo interpreta senza una sola forzatura, ed è la ragione per cui il film regge ancora: un attore che aveva lavorato con Buñuel, Godard e Ferreri porta a ottantacinque anni una fragilità che non recita mai la fragilità.
Il concorso che non lo premiò
Quell’anno, con la giuria di Robert De Niro, la Palma andò a The Tree of Life di Terrence Malick, la regia a Nicolas Winding Refn per Drive, i premi per le interpretazioni a Jean Dujardin e Kirsten Dunst. Per Habemus Papam, nulla.
A Piccoli molti pronosticavano la coppa per l’interpretazione. Non arrivò, e a rileggere oggi quel palmarès è l’assenza che stona di più.
Le due attese di Moretti
Messo in fila col resto, quel 2011 diventa la metà di una storia più lunga. Nel 2001 Moretti aveva vinto la Palma con La stanza del figlio, chiudendo per l’Italia un’attesa di ventitré anni. Nel 2011 torna e non prende niente. E da quel 2001 nessun film italiano ha più vinto a Cannes: venticinque anni, l’attesa più lunga di quella che lui stesso aveva interrotto.
Nel frattempo Moretti è ancora in gioco: Succederà questa notte è fra i ventuno titoli da cui l’ANICA sceglie il candidato italiano agli Oscar.
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