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Un thriller ruvido, ben recitato, ma che gira su se stesso e finisce per aggiungere davvero poco alla figura del celeberrimo terrorista.
I produttori di Netflix sanno benissimo che siamo in una fase storica in cui il crime, i thriller e le storie di serial killer hanno una presa fortissima sul pubblico delle piattaforme. Non a caso, accanto ai film, c’è una ricca offerta di documentari e docu serie, non ultimo lo stesso Unabomber, ricordando l’apice della splendida miniserie interpretata da Paul Bettany pochi anni orsono.
Il tentativo di confezionare un solido film di genere puntando su un cast di primo piano — che vede il giovane Jacob Tremblay nei panni di Ted Kaczynski e il “vecchio” Russell Crowe nel ruolo del controverso professor Henry Murray, affiancati da Shailene Woodley nei panni dell’agente dell’FBI Joanne Miller — era dunque più che comprensibile. Nel farlo, il regista Janus Metz sceglie di sdoppiare la narrazione su due binari temporali: da un lato il college e gli esperimenti psicologici, dall’altro la caccia all’uomo scattata dopo la pubblicazione del famigerato Manifesto.
Un’idea interessante sulla carta è impostata discretamente nella fase iniziale, ma che si sgonfia progressivamente. Se la vicenda delle origini regge grazie al teso confronto ravvicinato tra Crowe e Tremblay, la parte investigativa scivola stancamente verso il finale senza sussulti, portando con sé un forte senso di già visto.
Rispetto ad altre produzioni analoghe, il film si difende meglio e si sporca meno con i cliché seriali standardizzati, ma la sensazione di un’occasione persa rimane latente. Il problema centrale risiede nella gestione dei temi: l’opera vorrebbe muoversi come una sorta di biopic disfunzionale che sfiora le tinte di un aspro romanzo di formazione, ma finisce per rimanere in superficie. Le agghiaccianti conseguenze dell’ambizione, dell’isolamento e le complesse ossessioni filosofiche e criminali di Kaczynski vengono solo abbozzate, senza che nessuna delle sfumature etiche sollevate trovi un vero affondo analitico.
Questo divario si riflette inevitabilmente anche sul fronte interpretativo: laddove il sodalizio iniziale tra Crowe e Tremblay funziona e regge lo schermo, il versante della cattura e il contorno attoriale risultano complessivamente più monocordi e sottotono.
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