Con l’uscita degli spin-off su Star Wars e l’oggettiva impossibilità che John Williams potesse occuparsi di altre colonne sonore del mondo di Star Wars — sia per l’età avanzata, sia per motivi di opportunità artistica — si è ovviamente dovuto fare i conti con l’entrata in questo mondo di nuovi compositori, con il maestro newyorkese comunque ancora impegnato sulle musiche dei film della saga principale.
Approcciare la monumentale partitura di Williams è di per sé una grande sfida. Da un lato si devono richiamare inevitabilmente i temi originali e mantenere quell’atmosfera; dall’altro aggiungere qualcosa di nuovo, di proprio e di identificativo.
Giacchino e Powell, due modi opposti di ereditare
Il raffronto tra Michael Giacchino (Rogue One) e John Powell evidenzia in modo plastico quanto sia difficile approcciare lavori di questo genere: va subito detto quanto i due lavori siano distanti.
Mentre il lavoro di Giacchino dà l’impressione di essere un’opera timida, riverente e senza slanci creativi, John Powell ci offre invece un lavoro di grandissimo spessore, nel quale riesce non solo a «maneggiare» il materiale originale con un ritmo incessante, sfruttando a pieno le straordinarie doti di orchestratore, ma addirittura a regalare vere e proprie partiture e motivi di sorprendente bellezza.
Il vantaggio di partire da Williams
Voto
Descrizione
Powell eredita il mondo musicale di Williams e non si limita a citarlo: parte dal tema di Han firmato dal maestro e ci costruisce sopra un lavoro di grande spessore orchestrale, lontano anni luce dalla riverenza timida del Rogue One di Giacchino.Il grande vantaggio che Powell ha saputo sfruttare è la presenza del brano di apertura, unica traccia composta qui da John Williams, come base per il nuovo tema dedicato a Han Solo: «The Adventures of Han», che altro non è se non un’altra pietra miliare che va ad aggiungersi nel mondo musicale della saga.
La prima traccia originale composta da Powell è «Meet Han», nella quale il nuovo tema è ripreso con una traccia ritmata, contraddistinta da veloci arpeggiati dei violini e pressanti percussioni che la rendono un ottimo pezzo action.
I punti più alti
Ma i punti più alti del lavoro di Powell sono senza dubbio «Spaceport», «Lando’s Closet» e «Reminiscence Therapy», dove i materiali originali diventano parte di qualcosa di nuovo, di originale.
In conclusione
Insomma, la colonna sonora di Solo: A Star Wars Story è composta di venti tracce e, senza entrare nel dettaglio di ognuna, è incredibile come ogni brano della trilogia classica sia stato sfruttato da Powell con straordinaria maestria, guizzo e originalità degna di nota.
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