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Può il nostro amato Willy il Coyote avvalersi di difesa legale per tutte le volte che qualcosa gli è andato storto tentando la cattura dell’acerrimo nemico Beep Beep? A quanto pare sì, ed è da questo assunto che nasce Coyote vs. Acme, film in tecnica mista che riporta in auge alcuni dei personaggi più amati degli spassosi Looney Tunes.
Se operazione nostalgia deve essere, va subito detto che Dave Green & company si ricordano bene del tipo di comicità che questi personaggi portano con sé. Il world building è rapido ma funzionale, un mondo dove umani e cartoon convivono naturalmente, qui convincente sia nel comparto tecnico degli FX che nell’interazione e interpretazione degli attori coinvolti. Salvo qualche svirgolata (dannata modernizzazione), il prodotto non cerca famelicamente nuovo pubblico, anzi, vista anche l’assenza di baby-face nel cast, forse non è nemmeno interessato a farlo.
Nella vicenda il nostro amato Coyote, per noi italiani Willy, assolda un inizialmente scettico avvocato per far causa legale al colosso Acme, capeggiato dal molto repubblicano Buddy Crane (un John Cena nella sua comfort zone fatta di trash talk). L’azienda è specializzata in automotive e consumer electronics, e opera anche nella sanità umana, ma dietro il business principale ingrassa i profitti con prodotti sperimentali e pericolosi destinati ai cartoon. Da questa dicotomia di valori scaturisce la più immediata delle riflessioni etiche anti-trumpiane, con le minoranze assoggettate inconsapevolmente dalla lobby di turno, forte dei consensi politici e popolari. Non si scade nel qualunquismo, ma nemmeno ci si addentra troppo in critiche sociali scottanti, cercando di tenere a tutti i costi sia la moglie ubriaca che la botte piena.
Fa anche piacere rivedere al cinema un genere sempre meno frequente, ma questa simpatica operazione rischia di correre dritta nel dimenticatoio più veloce di beep-beep.
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