Il Morricone che tutti conoscono è quello del fischio, dell’ocarina, della tromba che entra sui titoli di testa. È il Morricone di Leone, ed è giustamente celebre. Ma se vi fermate lì vi perdete circa l’ottanta per cento del personaggio.
Il compositore sperimentale
Negli stessi anni in cui scriveva le musiche dei western, Morricone faceva parte del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, un collettivo di musica sperimentale in cui si lavorava su improvvisazione, rumore e ricerca timbrica. Non era un passatempo: era il laboratorio da cui poi trasferiva soluzioni nel cinema.
Questo spiega perché certe sue partiture per film commerciali contengano scelte che nel cinema d’autore dello stesso periodo sarebbero state salutate come ricerca.
Il Morricone del giallo
Prendete le sue musiche per il giallo — Cosa avete fatto a Solange? è un buon punto di partenza. Qui la melodia non si costruisce come nel western: si spezza, si interrompe, torna alterata.
Entra la voce femminile senza parole, che è forse la sua invenzione più imitata: un vocalizzo che può essere dolce o inquietante a seconda di cosa gli metti sotto. Entrano timbri ambigui, strumenti usati fuori dal loro registro naturale, silenzi piazzati dove ti aspetti un accordo.
La solita asimmetria
Ed eccoci al punto che in questo blog torna spesso, perché è il nodo di tutto il cinema di genere italiano.
Quelle scelte erano sperimentazione vera. Ma stavano dentro film catalogati come materiale commerciale, e quindi sono passate inosservate per decenni. La stessa cosa è successa a Mario Bava con la regia e a Claudio Simonetti con l’elettronica: il contenitore ha determinato il giudizio sul contenuto.
Se avete mezz’ora, mettetevi in cuffia una playlist del Morricone non-western. È un’esperienza che riorganizza parecchie idee.

