Nel 1981 un produttore affida un film a un attore napoletano che non ha mai diretto niente e che fuori dalla Campania conoscono in pochi. Il film è Ricomincio da tre, l’attore è Massimo Troisi, e diventa uno dei maggiori successi del decennio.
Venticinque anni dopo, la stessa scommessa
Nel 2006 lo stesso produttore, Fulvio Lucisano, fa una cosa analoga con Fausto Brizzi e Notte prima degli esami. Il film diventa un fenomeno generazionale e apre un filone.
Sono due opere lontanissime per ambizione e per risultato — chi mi conosce sa che non le metterei sullo stesso scaffale. Ma condividono una scelta produttiva che oggi è diventata rarissima: dare un film in mano a chi non ne ha mai fatto uno.
Perché non succede più
Il sistema è cambiato, e non solo in Italia. Il rischio si è spostato: le decisioni passano da più tavoli, servono garanzie, e un curriculum vuoto è la garanzia peggiore che esista.
Il risultato è che gli esordi oggi passano quasi solo dai festival e dalle sezioni dedicate — che è meglio di niente, ma è un canale stretto. E fuori da lì bisogna aver già fatto qualcosa per poter fare qualcosa, che è un cane che si morde la coda.
Poi ci si stupisce che il cinema italiano fatichi a rinnovarsi.

