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È morto Tinto Brass. Il regista di Caligola, La chiave e Paprika, maestro del cinema erotico italiano, se n’è andato questa mattina a Roma intorno alle 10.30. Aveva 93 anni. Lo hanno annunciato all’ANSA la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice, che hanno fatto sapere che i funerali saranno strettamente privati. Le cause della morte non sono state rese note.
Viveva a Isola Farnese, alle porte di Roma, e da tempo stava male. Nel 2010 era stato colpito da un’emorragia cerebrale, lo scorso maggio era stato ricoverato d’urgenza per una grave infezione. Così, a fine agosto, non era riuscito ad arrivare al Lido, dove la Mostra del Cinema proiettava il restauro in 4K del suo Col cuore in gola. Mandò un messaggio, letto dalla moglie il primo settembre, in cui chiamava Venezia «madre, moglie, amante».
Chi era Tinto Brass, da Venezia a Parigi
Si chiamava Giovanni. Era nato a Milano il 26 marzo 1933, ma crebbe a Venezia, e il soprannome glielo diede il nonno, il pittore Italico Brass, che vedendolo disegnare da ragazzino pensò a Tintoretto. Si laureò in legge a Ferrara, ma scelse il cinema e se ne andò a Parigi a lavorare alla Cinémathèque di Henri Langlois, negli anni in cui lì intorno nasceva la Nouvelle Vague.
Tornato in Italia fece la gavetta con i migliori, aiuto regista di Roberto Rossellini per Il generale Della Rovere e di Joris Ivens per L’Italia non è un paese povero. Il primo film arrivò nel 1963 e i guai arrivarono con lui. La censura pretendeva che In capo al mondo fosse rigirato, e Brass cambiò soltanto il titolo, che diventò il ben più esplicito Chi lavora è perduto.
Negli anni Sessanta era un regista d’avanguardia, inquieto e politico, che non aveva niente a che fare con l’immagine che ci siamo fatti di lui dopo. Girò Il disco volante con Alberto Sordi e Monica Vitti, il western Yankee, il thriller Col cuore in gola con Jean-Louis Trintignant, L’urlo, che finì in concorso a Berlino, e La vacanza con Vanessa Redgrave e Franco Nero, premiato a Venezia nel 1971.
Caligola, il film che gli tolsero di mano
Dopo Salon Kitty (1976), con Helmut Berger e Ingrid Thulin, arrivò la produzione più folle della sua vita. Caligola, uscito nel 1979, aveva i soldi di Bob Guccione, il fondatore di Penthouse, una sceneggiatura di Gore Vidal e un cast che oggi sembra uno scherzo: Malcolm McDowell, Helen Mirren, Peter O’Toole, John Gielgud. Brass girò il film ma non poté finire il montaggio. Il materiale fu rimontato da altri e Guccione ci aggiunse scene di sesso esplicito girate a parte, tanto che Brass ne prese le distanze e nei titoli risulta accreditato soltanto per le riprese. In Italia il film fu sequestrato pochi giorni dopo l’uscita.


A sinistra, Frank Finlay e Stefania Sandrelli in La chiave (1983), pubblico dominio, via Wikimedia Commons. A destra, Tinto Brass. Foto di Gorupdebesanez, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons.
La chiave e tutti gli altri film
La svolta che lo ha reso famoso a tutti gli italiani è del 1983. La chiave, dal romanzo di Tanizaki trasferito nella Venezia degli anni Quaranta, con Stefania Sandrelli, ebbe un grande successo e fece discutere, soprattutto tra le femministe. Da lì in poi Brass fu quel regista lì. Il suo cinema diventò un marchio riconoscibile al primo sguardo, fatto di specchi, di Venezia e di donne che si prendono quello che vogliono.
Vennero Miranda con Serena Grandi, Capriccio, Snack Bar Budapest, Paprika con Debora Caprioglio, Così fan tutte con Claudia Koll, L’uomo che guarda, Monella, Tra(sgre)dire, Senso ’45, Fallo! e infine Monamour, del 2005. A chi gli dava del pornografo rispondeva che l’erotismo è un’altra cosa, e nel 2006 ci aggiunse pure un libro, Elogio del culo.
Fuori dal set fu vicino ai Radicali di Marco Pannella. La moglie Carla Cipriani, sceneggiatrice e sua collaboratrice, morì nel 2006. Nel 2017, a 84 anni, sposò la psicoanalista Caterina Varzi, con cui ha passato gli ultimi anni. Da tempo annunciava un film che non è mai riuscito a girare, Ziva, l’isola che non c’è.
L’ultimo omaggio a Venezia
Il riconoscimento gli è arrivato tardi, ma gli è arrivato. Il restauro di Col cuore in gola, curato dal Centro Sperimentale di Cinematografia con il sostegno di Netflix, è passato alla Mostra di quest’anno, e i giornalisti cinematografici italiani gli hanno assegnato il Premio Pietro Bianchi. Per ascoltarlo con la sua voce c’è questa intervista del 2003 a San Marino RTV.
Nel 2013 Massimiliano Zanin gli ha dedicato un documentario, IstintoBrass, con le testimonianze di Helen Mirren, Franco Nero, Gigi Proietti e Adriana Asti.
E Caligola, a distanza di decenni, continua a far parlare di sé. Nel 2023 a Cannes è stata presentata The Ultimate Cut, una nuova versione di 178 minuti ricostruita da Thomas Negovan con materiale inedito girato all’epoca e senza le scene aggiunte da Guccione. Brass non vi ha partecipato.
Fonti: ANSA · Il Sole 24 Ore · Spettacolo.eu
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