Nel 2026 il 1996 compie trent’anni. È l’anno in cui il cinema indipendente americano smette di essere una nicchia e diventa un’industria parallela, e in cui il festival di Cannes premia quattro film che non si somigliano in niente.
Cannes 1996, il palmarès più eterogeneo del decennio
La Palma d’oro va a Segreti e bugie di Mike Leigh, un dramma familiare inglese girato senza sceneggiatura scritta, costruito sui mesi di improvvisazione con gli attori.
Accanto a lui, un podio che oggi sembra impossibile: il Gran Premio della Giuria a Le onde del destino di Lars von Trier, il premio per la regia a Joel Coen per Fargo, e il Premio speciale della giuria a Crash di David Cronenberg, il film più contestato dell’edizione.
Quattro film che nel giro di un anno definiscono quattro strade diverse: il realismo inglese, il melodramma estremo scandinavo, il noir americano di provincia e la provocazione fredda. Nessuno dei quattro somiglia a un film da festival come lo intendiamo oggi.
Che cosa compie trent’anni
- Fargo — Joel ed Ethan Coen
- Trainspotting — Danny Boyle
- Il paziente inglese — Anthony Minghella, nove Oscar
- Segreti e bugie — Mike Leigh, Palma d’oro
- Le onde del destino — Lars von Trier
- Crash — David Cronenberg
- Scream — Wes Craven
- Independence Day — Roland Emmerich
- Mars Attacks! — Tim Burton
- Shine — Scott Hicks
- Jerry Maguire — Cameron Crowe
- Nirvana — Gabriele Salvatores
- Il ciclone — Leonardo Pieraccioni
L’anno in cui l’horror si guarda allo specchio
Fra tutti, quello che ha cambiato più cose è probabilmente il meno nobile. Scream arriva a dicembre e fa una cosa che il genere non aveva mai osato: mette in scena personaggi che hanno visto gli altri film horror e ne conoscono le regole. Da lì in avanti, per vent’anni, ogni horror dovrà decidere se essere consapevole o fingere di non esserlo.
In Italia, intanto, succede un’altra cosa: Il ciclone di Pieraccioni diventa uno dei maggiori incassi della storia del cinema italiano, e Nirvana di Salvatores prova a portare la fantascienza cyberpunk in una cinematografia che non l’aveva mai davvero frequentata.
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