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Il 17 ottobre 1986 arriva nelle sale italiane Il nome della rosa, e nei titoli di testa il film di Jean-Jacques Annaud mette le mani avanti. Non si presenta come la versione cinematografica del romanzo di Umberto Eco, ma come il suo «palinsesto», la pergamena raschiata e riscritta sopra un testo che resta lì sotto e si intravede ancora. Eco vide il montaggio finale e lo approvò, e gli spettatori italiani, quell’inverno, fecero di più.
Il film europeo che batté Top Gun
Era una coproduzione fra Italia, Germania Ovest e Francia, con Franco Cristaldi fra i produttori accanto al tedesco Bernd Eichinger, un cast internazionale guidato da Sean Connery (con lui F. Murray Abraham, Michael Lonsdale, Ron Perlman e un Christian Slater ancora ragazzino) e riprese divise fra l’abbazia di Eberbach in Germania, un monastero ricostruito alle porte di Roma e l’Abruzzo, dove fra Rocca Calascio e Santo Stefano di Sessanio fu girato il finale. La fotografia, tutta candele e pietra bagnata, era di Tonino Delli Colli, lo stesso di Pasolini e di Sergio Leone.
Negli Stati Uniti andò male, poco più di 7 milioni di dollari d’incasso contro un budget di oltre 17. In Italia invece fu il film più visto della stagione 1986-87, con più di 21 miliardi di lire, davanti anche a Top Gun, che in quei mesi riempiva le sale di mezzo mondo. Ai David di Donatello prese cinque premi (fotografia, scenografia, costumi, produzione e il premio René Clair ad Annaud), e Connery, che una parte dei finanziatori non considerava più un nome abbastanza forte, ci vinse il BAFTA come miglior attore. Poco dopo sarebbe arrivato anche l’Oscar, con Gli intoccabili.
Cannes e Venezia, 1986
A Cannes la Palma d’oro andò a Mission di Roland Joffé, con Robert De Niro e Jeremy Irons fra le cascate dell’Iguazú, e il Gran Premio della Giuria a Sacrificio di Andrej Tarkovskij, che sarebbe stato il suo ultimo film. Il regista morì a Parigi il 29 dicembre di quello stesso anno.
A Venezia la giuria di Alain Robbe-Grillet diede il Leone d’oro a Il raggio verde di Éric Rohmer, ma il resto del palmarès parlava italiano. Valeria Golino vinse la Coppa Volpi per Storia d’amore di Citto Maselli, che si prese anche il Gran Premio della Giuria, e Carlo Delle Piane quella maschile per Regalo di Natale di Pupi Avati, nel ruolo dell’avvocato Santelia che si siede al tavolo da poker con quattro vecchi amici. Gli italiani che il Leone l’hanno vinto davvero sono nell’albo d’oro della Mostra.
Che cosa compie quarant’anni
- Il nome della rosa — Jean-Jacques Annaud
- Platoon — Oliver Stone, Oscar per il miglior film
- Top Gun — Tony Scott
- Aliens – Scontro finale — James Cameron
- La mosca — David Cronenberg
- Velluto blu — David Lynch
- Stand by Me – Ricordo di un’estate — Rob Reiner
- Hannah e le sue sorelle — Woody Allen
- Il colore dei soldi — Martin Scorsese
- Mission — Roland Joffé, Palma d’oro
- Sacrificio — Andrej Tarkovskij
- Il raggio verde — Éric Rohmer, Leone d’oro
- Laputa – Castello nel cielo — Hayao Miyazaki
- Ginger e Fred — Federico Fellini
- Regalo di Natale — Pupi Avati
- Speriamo che sia femmina — Mario Monicelli
L’Oscar per il miglior film di quell’annata, consegnato nel marzo 1987, andò a Platoon, e il Vietnam di Oliver Stone si prese anche la regia. Il nome della rosa, all’Academy, non ricevette nemmeno una candidatura.
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