Condividi questo articolo
«Dan Aykroyd ci ha chiesto di entrare nella band per suonare l’armonica e poi anche John Belushi ha voluto entrare nel gruppo. Io li introducevo come “Brothers of Blues”, da lì è nato Blues Brothers». A raccontarlo, a Locarno nel 2016, era Howard Shore, che dal 1975 al 1980 dirigeva la band del Saturday Night Live e che oggi, 18 ottobre, compie ottant’anni. Prima di diventare il compositore della Terra di Mezzo, insomma, aveva già dato il nome a due dei musicisti più famosi della televisione americana, e lo racconta come una cosa capitata per caso, tra una prova e l’altra.
Era nato a Toronto nel 1946, aveva studiato al Berklee College of Music di Boston e dal 1969 al 1972 aveva suonato nei Lighthouse, un gruppo di Toronto che metteva insieme rock, fiati e archi. Quando gli chiedono da dove comincia un lavoro, la risposta è sempre la stessa. «Prima di vedere il film completo, inizio già a lavorare sulla sceneggiatura. Adoro leggere gli script e assorbire le idee».
Il vicino di casa con la Ducati
Il regista con cui ha lavorato di più lo ha conosciuto per strada. «David aveva una bella moto, una Ducati. Io lo vedevo girare nel vicinato vestito di pelle e mi chiedevo “Chissà chi è”». Era David Cronenberg, e dal 1979 di Brood – La covata malefica Shore ha scritto la musica di tutti i suoi film tranne uno, La zona morta del 1983, che andò a Michael Kamen. È un sodalizio di quasi cinquant’anni, uno dei più lunghi del cinema, e ha un suono riconoscibile, fatto di archi scuri che si muovono lenti sotto immagini che di lento non hanno niente.
Il punto più alto di quel periodo è La mosca, nel 1986, con Jeff Goldblum che si trasforma pezzo dopo pezzo. Shore scrisse un tema da grande melodramma, un’orchestra piena che accompagna la fine di una storia d’amore più che un film dell’orrore, e ventidue anni dopo ne fece un’opera lirica vera, The Fly, che debuttò a Parigi nel luglio 2008 con la regia dello stesso Cronenberg.
Il thriller degli anni Novanta
Fuori da Toronto, Shore diventa il compositore a cui Hollywood si rivolge quando il buio deve restare buio. Nel 1991 c’è Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, che si apre con Jodie Foster che corre nel bosco su una musica quasi immobile, e nel 1995 Seven di David Fincher. In mezzo, con la stessa mano, scrive la musica di Ed Wood per Tim Burton e la musica di Philadelphia, sempre per Demme. Poi arriveranno i film con Martin Scorsese, da Gangs of New York a The Aviator, The Departed e Hugo, che gli vale un’altra candidatura all’Oscar.
Le poesie di Tolkien
Quando Peter Jackson lo chiamò per Il Signore degli Anelli, il problema non era la grandezza dell’impresa ma il libro. «Il problema principale da risolvere riguardava il fatto che il libro di Tolkien è pieno di poesie e canzoni». Shore lo risolse dando a ogni popolo un suono suo e facendolo tornare, cambiato, per tutti e tre i film. Il tema della Contea, quello che si sente qui sotto, è tra le musiche da film più riconoscibili degli ultimi venticinque anni.
Con La Compagnia dell’Anello vinse il suo primo Oscar nel 2002. Con Il ritorno del re, nel 2004, ne vinse altri due, per la colonna sonora e per Into the West, la canzone dei titoli di coda scritta con Fran Walsh e Annie Lennox, che la cantò anche quella sera sul palco. Dalla trilogia ha poi ricavato una sinfonia in sei movimenti che le orchestre di tutto il mondo eseguono ancora oggi, e dieci anni dopo è tornato nella Terra di Mezzo con i tre film dello Hobbit.
Non ha mai smesso di lavorare con Cronenberg, fino a Crimes of the Future nel 2022, e nel frattempo ha firmato anche la musica di Spotlight, il film sul Boston Globe che vinse l’Oscar nel 2016. Il 1986 di La mosca lo abbiamo raccontato nel pezzo sull’annata che compie quarant’anni, e La Compagnia dell’Anello in quello sul 2001.
Fonte: Movieplayer, intervista da Locarno 2016
Leggi anche: I cento anni di Riz Ortolani · Ennio Morricone oltre il western · Addio a George Fenton

