Condividi questo articolo
Dopo La valle dei sorrisi, Paolo Strippoli torna all’horror con L’estranea, presentato in Concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Coerente con il suo percorso da regista, non si limita a sfruttare il genere: lo scompone, per poi collocarlo nel solco di quella tradizione borghese e domestica che ha fatto le fortune del nostro cinema.
L’estranea è un piccolo romanzo familiare che si trasforma in incubo. Tutto parte da una notte di pioggia torrenziale, quando Anna (Jasmine Trinca) si presenta all’improvviso a casa della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano) per confessarle qualcosa che ha tenuto per sé tutta la vita.
Il flashback ci riporta a Bari, nel ‘99, quando i Colonna avevano tutto: una villa con piscina, figli promettenti, un futuro che sembrava già scritto. Un successo che per Anna conta soprattutto se visto dagli altri: la festa, la casa, i figli da mostrare alla Bari bene. Poi un incidente, e la piccola Alice rischia di perdere una gamba. È allora che compare una sconosciuta (Valeria Bruni Tedeschi) con un’offerta: la bambina guarirà , ma Anna dovrà pagare un prezzo.
Da quella scelta nasce una catena di salvezze e condanne che sembra non finire mai. Il regista la intreccia abilmente con la memoria collettiva del Paese (forse la cosa più riuscita del film): la notte dei Mondiali del 2006, notte di gioia per tutti, per i Colonna diventa una tragedia privata, tanto più che la carriera da calciatore del figlio è proprio uno dei sogni sacrificati al patto. Il film si fa così non solo horror psicologico ma, attraverso il racconto di Anna alla figlia, anche riflessione morale sul peso delle scelte e sull’ossessione per le aspettative e il giudizio degli altri, che spinge Anna a difendere l’immagine della famiglia prima ancora della famiglia stessa.


E, grazie a un sottile equilibrio tra il linguaggio del genere e la psicologia del personaggio, ci porta perfino a dubitare della vera natura di questa storia: una fiaba horror o soltanto il travaglio interiore di una madre schiacciata dai sensi di colpa?
Strippoli mette in scena tutto questo con un controllo e una cura della regia, e di pura mise AN scene, nettamente superiori a La valle dei sorrisi: da un lato c’è un significativo salto di qualità nella direzione degli attori, dall’altro un’estetica e una narrazione più asciutte ed eleganti, con meno tempi morti.
Il tutto è sorretto da una sceneggiatura solida e coerente, anche se un po’ troppo verbosa e con qualche lungaggine ripetitiva che risente in modo abbastanza evidente dell’influenza del recente Weapons di Zach Cregger.
Jasmine Trinca offre una prova intensa e misurata, credibile nel tenere Anna sempre in bilico tra colpa e giustificazione. Valeria Bruni Tedeschi punta invece su un registro più sopra le righe, a tratti teatrale: una scelta che regala carisma alla sua estranea, anche se in qualche passaggio le toglie un po’ di ambiguità . Completano il cast Adriano Giannini e Romana Maggiora Vergano, in ruoli più defilati che però non sfigurano accanto alle due protagoniste.
Sicuramente un passo avanti nella sua filmografia, e un film che lo colloca in modo definitivo tra gli autori più interessanti del cinema italiano dei prossimi anni.
Voto
Descrizione
Un horror psicologico curato nella regia e sorretto da interpretazioni intense, pur con una sceneggiatura un po' verbosa: un passo avanti per Strippoli, tra gli autori più interessanti del cinema italiano dei prossimi anni.Leggi anche: Oscar 2027, l’Italia sceglie L’estranea di Paolo Strippoli · L’estranea, il trailer del film di Paolo Strippoli
