Nel 2026 Il labirinto del fauno compie vent’anni. È il film che ha fatto conoscere Guillermo del Toro fuori dal circuito di genere, e anche quello che ha mostrato meglio di ogni altro quanto fosse mal congegnato il premio Oscar per il film straniero.
Una favola con dentro una guerra
Siamo nella Spagna franchista dell’estate 1944. Ofelia, dieci anni, arriva con la madre incinta nella caserma del patrigno, il capitano Vidal, ufficiale incaricato di stanare i ribelli rimasti sulle montagne. In un labirinto di pietra vicino alla casa incontra un fauno, che le dice di essere la reincarnazione di una principessa del regno sotterraneo e le assegna tre prove.
Il film non alterna le due storie: le fa succedere nello stesso spazio, con la stessa durezza. Le prove di Ofelia sono spaventose quanto gli interrogatori di Vidal, e del Toro non concede mai la scappatoia di dire quale dei due mondi sia quello vero.
Nel cast Ivana Baquero (Ofelia), Sergi López (Vidal), Maribel Verdú (Mercedes) e Doug Jones, che interpreta sia il Fauno sia l’Uomo Pallido. Musiche di Javier Navarrete, anch’esse candidate all’Oscar.
Ventidue minuti di applausi a Cannes
La presentazione a Cannes, il 27 maggio 2006, resta uno dei casi citati ogni volta che si parla di accoglienza in sala: ventidue minuti di ovazione, riportati come i più lunghi nella storia del festival. Il film uscì poi in Spagna l’11 ottobre.
Tre Oscar vinti, e quello perso
Agli Oscar arrivò con sei candidature e ne vinse tre: scenografia, fotografia e trucco. Restò a mani vuote per sceneggiatura originale, colonna sonora e — la categoria che qui interessa — miglior film straniero, dove era il candidato del Messico e perse contro il tedesco Le vite degli altri.
Vale la pena fermarsi su quel dettaglio. Un film in spagnolo, girato in Spagna, ambientato nella guerra civile spagnola, correva per il Messico — perché quella era la nazionalità del regista, e perché il regolamento pretendeva che ogni film avesse un Paese e uno solo a rappresentarlo.
Da quest’anno non sarebbe più così: il nuovo regolamento dell’Academy permette a un film in lingua non inglese di qualificarsi vincendo un premio a Cannes, e assegna la statuetta al film invece che alla nazione. Vent’anni dopo, Il labirinto del fauno è l’esempio che spiega perché quella regola andava cambiata.
Dieci anni prima della Forma dell’acqua
Chi ha letto la nostra analisi della colonna sonora de La forma dell’acqua ritroverà qui lo stesso impianto: una favola per adulti, una creatura costruita a mano e non al computer, una protagonista che non parla la lingua del potere e un antagonista in divisa.
Fra i due film ci sono undici anni e un Oscar per il miglior film. Ma il modello è nato qui, in un labirinto spagnolo del 1944.
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