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Nel 2025 in Italia si sono spesi circa due miliardi di euro per produrre film, serie e contenuti per le piattaforme, il 7,4% in meno dell’anno prima e la cifra più bassa degli ultimi sette anni. I numeri sono quelli dell’ottavo rapporto dell’APA, l’associazione dei produttori audiovisivi, presentato ieri a Roma al MIA, il mercato che si tiene negli stessi giorni della Festa del Cinema, e ripresi dalla stampa internazionale di settore.
Il calo tocca anche la parte che riguarda più da vicino chi va al cinema o segue una serie. Film e fiction valgono 740 milioni, il 5,5% in meno, e arrivano da un periodo in cui crescevano in media del 7,7% all’anno, dal 2018 in poi.
L’attesa dei soldi pubblici
Secondo i produttori il motivo è uno, l’incertezza sui finanziamenti pubblici. Il governo sta riscrivendo da tempo il sistema con cui lo Stato sostiene cinema e televisione, e nell’attesa molte società hanno messo in pausa i progetti italiani. Una situazione che, scrive l’APA, «ostacola la capacità dei produttori di programmare, fa salire i costi di finanziamento e riduce i margini».
Il mercato nel suo insieme, però, continua a crescere. I ricavi del settore audiovisivo sono saliti a 16,8 miliardi di euro (+3,1%), spinti dalle piattaforme online, gratuite (+15%) e a pagamento (+10,3%), che oggi pesano per il 43% del mercato contro il 21% del 2020. Si guarda più di prima, insomma, ma a produrre le storie italiane si investe di meno.
Quando i titoli italiani arrivano, il pubblico c’è. Sandokan su Rai 1 e La Preside hanno superato in media i 4,6 milioni di spettatori, e la serie di Netflix sul mostro di Firenze ha raccolto 9,7 milioni di visualizzazioni nel mondo nella prima settimana. Al cinema d’autore, invece, il segnale si legge altrove. Tra i 68 film in corsa per gli European Film Awards, quello a maggioranza italiana è uno solo, L’estranea di Paolo Strippoli.
Fonti: Screen Daily · VideoAge

