Nel 2026 The Tree of Life compie quindici anni. Vinse la Palma d’oro a Cannes nel 2011 da una giuria presieduta da Robert De Niro, e lo fece dividendo la sala come pochi film premiati prima o dopo.
Il film
È la storia di una famiglia in Texas negli anni Cinquanta — un padre severo (Brad Pitt), una madre dolente (Jessica Chastain), tre figli — raccontata attraverso il ricordo del maggiore ormai adulto (Sean Penn). Nel mezzo, Terrence Malick inserisce una sequenza di venti minuti sulla nascita dell’universo e sui dinosauri.
È quella sequenza ad aver diviso il pubblico, e a distanza di quindici anni resta il punto su cui si litiga: digressione presuntuosa, oppure l’unico modo per dare alla morte di un figlio la scala che merita.
Una Palma ritirata da qualcun altro
Malick non era a Cannes, come da sua abitudine, e il premio fu ritirato dai produttori Bill Pohlad e Dede Gardner. Un regista che non rilascia interviste, non si fa fotografare e non ritira i premi: il contrario esatto di come funziona un festival.
Il resto di quel concorso
- Palma d’oro — The Tree of Life, Terrence Malick
- Gran Premio — ex aequo a C’era una volta in Anatolia (Nuri Bilge Ceylan) e Il ragazzo con la bicicletta (fratelli Dardenne)
- Regia — Nicolas Winding Refn, Drive
- Attore — Jean Dujardin, The Artist
- Attrice — Kirsten Dunst, Melancholia
Un concorso da cui sono usciti almeno tre film che si citano ancora. E uno che invece non prese niente: Habemus Papam di Nanni Moretti, di cui parliamo a parte.
Agli Oscar, niente
Alla stagione successiva The Tree of Life arrivò con tre candidature — film, regia, fotografia — e nessuna vittoria. È il destino tipico dei film che vincono a Cannes: la giuria di un festival è fatta di sette persone che decidono insieme, il corpo elettorale dell’Academy di migliaia che votano da soli. Il secondo premia quasi sempre qualcosa di più condiviso.
Quindici anni dopo, Brad Pitt torna in sala col film di David Fincher scritto da Tarantino. Fra i due ruoli ci sono due idee opposte di cinema americano.
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