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Il 1930 è l’unico anno in cui gli Oscar si sono tenuti due volte. In quei sette mesi hanno inventato quasi tutto quello che oggi diamo per scontato.
Il 3 aprile 1930, al Cocoanut Grove dell’Ambassador Hotel di Los Angeles, si tenne la seconda edizione degli Academy Awards. Il 5 novembre 1930, nello stesso albergo, si tenne la terza. Sette mesi di distanza, due cerimonie nello stesso anno solare: non era mai successo prima e non è mai più successo dopo.
Perché due
La spiegazione è burocratica, e per una volta la burocrazia racconta qualcosa. All’epoca il periodo di eleggibilità non coincideva con l’anno solare: andava dal 1° agosto al 31 luglio. La seconda edizione premiava film usciti fra l’agosto 1928 e il luglio 1929, ma si teneva ad aprile del 1930: più di otto mesi dopo la chiusura del periodo che stava giudicando.
Era troppo. L’Academy decise di accorciare la distanza e fissò la terza edizione a novembre dello stesso anno, per i film dell’agosto 1929–luglio 1930. Il doppione del 1930 non fu una stranezza: fu il prezzo pagato una volta sola per rimettere in pari il calendario.
Aprile: la prima volta che nessuno sapeva chi avrebbe vinto
La cerimonia di aprile ha un primato che vale più di qualunque statuetta assegnata quella sera: fu la prima volta che i vincitori non vennero comunicati in anticipo. Fino ad allora si sapeva già tutto, e la serata era una consegna. Da qui in avanti diventa un’attesa — cioè uno spettacolo.
C’è però un dettaglio che spiazza chi va a cercare l’albo d’oro: quell’anno non esistevano candidature ufficiali. Non furono mai annunciate. Gli elenchi di «nomination» che oggi si trovano ovunque per la seconda edizione sono una ricostruzione fatta a posteriori dall’Academy sui propri registri interni. Sono liste vere, ma non sono mai esistite come liste pubbliche: nessuno, nella primavera del 1930, ha mai letto da qualche parte di essere candidato.
Fu anche la prima cerimonia trasmessa alla radio, dall’emittente locale KNX di Los Angeles. Le categorie erano scese a sette, dalle dodici della prima edizione, e la serata si chiuse con un risultato che non si sarebbe mai più ripetuto: nessun film vinse più di un premio.
Miglior film fu La canzone di Broadway, il primo film sonoro a vincere il premio principale. La regia andò a Frank Lloyd per The Divine Lady — ultimo caso di una regia premiata senza che il film fosse in corsa come miglior film — mentre i premi per l’interpretazione furono di Warner Baxter e Mary Pickford.
Novembre: sette mesi dopo, un premio diverso
Fra aprile e novembre cambiò più di quanto cambi oggi in dieci anni. La terza edizione fu la prima votata dall’intera base associativa e non da una commissione ristretta: è il momento in cui il premio smette di essere il verdetto di pochi e comincia a somigliare a quello che è adesso.
Miglior film e miglior regia andarono entrambi ad All’ovest niente di nuovo di Lewis Milestone. È il primo film della storia a vincere i due premi principali insieme, e Milestone diventò la prima persona a mettere in bacheca due Oscar. Miglior attore George Arliss per Disraeli, miglior attrice Norma Shearer per La divorziata.
Quella sera comparve anche la prima categoria nuova nella storia del premio, il miglior sonoro: l’Academy prendeva atto che il cinema era cambiato mestiere. E Norma Shearer e il fratello Douglas, premiato proprio per il suono, divennero i primi fratelli vincitori nella storia degli Oscar.
Un’ultima cosa, per chi ama i presagi: The Love Parade arrivò a sei candidature, il massimo mai raggiunto fino a quel momento, e non vinse niente. Il primo grande a mani vuote della storia del premio.
Cosa è successo davvero in quei sette mesi
Messe una accanto all’altra, le due serate raccontano una trasformazione precisa. Ad aprile nessun film vinse più di un premio. A novembre un film solo si prese i due più importanti. In mezzo non c’è nemmeno una stagione piena.
È il passaggio dalla dispersione alla concentrazione: da un premio che distribuiva riconoscimenti a un premio che incorona un vincitore. Tutto ciò che da allora chiamiamo «film che fa incetta», con le previsioni, le campagne e i pronostici che ne derivano, nasce lì.
E accanto a quello, nello stesso giro di mesi: la segretezza dei vincitori, che crea l’attesa; la radio, che crea il pubblico; il voto allargato a tutti i membri, che crea la legittimità; una categoria nuova per una tecnologia nuova, che crea la capacità di adattarsi. Gli Oscar come li conosciamo non sono stati fondati nel 1929: sono stati costruiti nel 1930, in sette mesi, due volte.
Il calendario, invece, ci mise ancora qualche anno a sistemarsi: l’allineamento definitivo con l’anno solare sarebbe arrivato soltanto a metà del decennio successivo. Ma la macchina, a novembre del 1930, era già tutta lì.

