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Roma le consegna il Premio alla Carriera. Ma il primo pezzo del suo record glielo aveva già dato l’Italia, a Venezia, nel 2002.
Julianne Moore riceve il Premio alla Carriera della Festa del Cinema di Roma, che quest’anno arriva alla ventunesima edizione e si tiene all’Auditorium Parco della Musica dal 13 al 25 ottobre. A consegnarglielo sarà Jesse Eisenberg, che nella stessa occasione presenta The Debut — film che ha scritto, diretto, prodotto e interpretato, e in cui Moore recita accanto a Paul Giamatti — nella sezione Grand Public.
Il premio alla carriera non è solo suo: va anche a Javier Bardem, mentre alla produttrice londinese Tessa Ross andrà quello dedicato all’industria. Fra gli altri ospiti annunciati ci sono Naomi Watts, Sandra Hüller e Kim Kardashian. L’edizione porta a Roma circa centocinquanta titoli da cinquantacinque paesi, diciotto dei quali in concorso, e si apre con Il rumore delle cose nuove di Paolo Genovese.
Il dettaglio che rende il premio meno scontato
Un premio alla carriera a un’attrice di questo calibro si annuncia da sé, e di solito finisce lì. Ma nel caso di Moore vale la pena guardare una cosa in più, perché riguarda proprio l’Italia.
Moore ha vinto il premio per la migliore interpretazione femminile a tutti e tre i grandi festival europei: la Coppa Volpi a Venezia nel 2002 per Lontano dal paradiso, l’Orso d’argento a Berlino nel 2003 per The Hours, il premio di Cannes nel 2014 per Maps to the Stars. Nel 2015 ci ha aggiunto l’Oscar e il BAFTA per Still Alice.
È la seconda attrice nella storia, dopo Juliette Binoche, a completare quella che si chiama tripla corona europea. Con una differenza non da poco: l’Oscar di Binoche è da non protagonista, quello di Moore da protagonista. Messi in fila, sono quattro premi che nessun’altra attrice ha oggi tutti insieme.
E il primo glielo diede Venezia
Il punto è proprio quello: il pezzo iniziale di quella serie è italiano. La Coppa Volpi del 2002 arrivò prima di Berlino, prima di Cannes e tredici anni prima dell’Oscar, quando Moore era un’attrice stimatissima e non ancora premiata ai massimi livelli. Venezia la riconobbe per prima.
E non è finita lì: nel 2022 Moore è tornata al Lido da presidente della giuria della Mostra. Il premio di Roma, da questo punto di vista, non la sta scoprendo: chiude un rapporto cominciato ventiquattro anni fa, e lo fa nella città sbagliata soltanto per chi guarda i festival come squadre rivali.
Gli italiani, del resto, con i premi alla carriera hanno la mano felice: alla Mostra di quest’anno erano andati a George Clooney ed Ellen Burstyn, e anche lì si trattava di riconoscere con molto anticipo chi gli altri premiano tardi.

