Il 3 aprile e il 5 novembre 1930 si tennero due cerimonie degli Academy Awards. In quei sette mesi nacquero la segretezza dei vincitori, la radio, il voto allargato e il primo film a fare incetta.
Jon Watts dirige, Simon Kinberg scrive una trilogia intera. Ma l’annuncio arriva quattro mesi dopo il ritorno in sala più debole della storia del marchio.
1,788 miliardi in Nord America e 3,218 nel resto del mondo. Odissea di Nolan vale da sola un terzo del totale, e tre dei cinque film da un miliardo del 2026 sono suoi.
Il Comitato ANICA ha scelto il thriller di Paolo Strippoli fra i ventuno film in corsa: un film di genere e un regista alla terza opera, davanti a Moretti, Muccino, Bechis e Amelio.
Le prime reazioni al film di Iñárritu sono divise, ma convergono su un punto: è una nomination. E Cruise, in quarantacinque anni, un Oscar competitivo non l’ha mai vinto.
Brad Pitt torna nei panni di Cliff Booth nel 1977, diretto da David Fincher su sceneggiatura di Quentin Tarantino. In IMAX dal 25 novembre, su Netflix dal 23 dicembre.
Il 20 maggio 2001 La stanza del figlio vinceva a Cannes battendo Lynch, i Coen e Haneke. È ancora l’ultima Palma d’oro italiana. Cosa altro compie 25 anni.
Il comitato ANICA vota il 23 settembre. Ventuno titoli in lista, la deroga a Moretti e l’unico film che arriva al voto con un premio internazionale.
Il film di Los Javis si prende il People’s Choice dopo il premio per la regia a Cannes. Tredici degli ultimi sedici vincitori di Toronto sono poi arrivati alla candidatura a miglior film.
Taxi Driver vinse Cannes, Scola prese la regia, Rocky si prese l’Oscar: i film del 1976 compiono cinquant’anni.

