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«Il regista viene a casa da me e mi dice: “Riz, improvvisami qualcosa”». Riz Ortolani raccontava così la nascita di More. Il regista era Gualtiero Jacopetti, il film Mondo cane, e la scena da musicare quella dei pulcini di Pasqua, colorati, messi in un forno. Ortolani gli propose un carillon e si mise a suonarlo, tutto sugli acuti. Quando si fermò, Jacopetti gli chiese che cosa fosse. «Non lo so», perché l’aveva appena improvvisato. «Scrivi subito!».
Il seguito lo ha raccontato la figlia Rizia. All’anteprima del film la gente usciva canticchiando quel motivo, e sua madre, la cantante Katyna Ranieri, disse al marito di farci scrivere le parole subito. Il testo inglese lo firmò Norman Newell, e alla notte degli Oscar del 1964, dove More era candidata come miglior canzone, a cantarla sul palco fu lei.
Ortolani quest’anno avrebbe compiuto cento anni (Pesaro, la sua città, li ha festeggiati il 25 marzo, nel giorno del compleanno), e noi lo ricordiamo nel modo che ci viene più naturale, ascoltandolo. Prima di arrivare al cinema aveva studiato violino e poi flauto al Conservatorio Rossini, aveva fatto il flautista in orchestra, il pianista nelle sale da ballo, l’arrangiatore in Rai, e negli anni Cinquanta aveva messo in piedi un’orchestra jazz. Da lì vengono gli ottoni e lo swing che si sentono in tanti suoi film, e anche quel modo di scrivere per gli archi di cui andava fiero. «Li tengo larghi e non metto le patacche», diceva.
More, quattro volte
In Mondo cane, il documentario del 1962 di Jacopetti, Paolo Cavara e Franco Prosperi che girava il mondo in cerca di usanze strane e crudeli, il tema scritto con Nino Oliviero torna quattro volte con quattro vesti diverse, dall’arrangiamento pieno d’archi alla marcia al valzer. In italiano si chiamava Ti guarderò nel cuore. In inglese diventò uno standard. Vinse un Grammy, che Katyna ritirò per il marito dalle mani di Count Basie, lo incisero Frank Sinatra e Bobby Darin, e la versione che ebbe più successo nelle classifiche americane, quella del trombonista Kai Winding (ottava nel 1963), ha la melodia suonata non da un trombone ma da un ondioline, uno strumento elettronico, nelle mani di Jean-Jacques Perrey.
Il sorpasso, due temi e un mangiadischi
Lo stesso anno Ortolani scrive le musiche del Sorpasso di Dino Risi. «Quando Gassman attraversa piazza del Popolo con la sua macchina con Trintignant ho fatto un progressive jazz esatonale, perché io avevo Stan Kenton nella testa», raccontava. I temi sono due. Uno è swing, con gli ottoni in primo piano, ed è quello di Bruno, cioè di Gassman in Lancia Aurelia. L’altro è un motivo per archi volutamente sdolcinato, a volte affidato a una tromba con la sordina, ed è quello di Roberto, il timido studente di Trintignant. In mezzo ci sono le canzoni del 1962 che Bruno fa girare sul mangiadischi della macchina e canticchia, da Vianello a Modugno a Peppino di Capri, e nella partitura entrano anche i suoni del clacson. Dopo l’incidente del finale torna un frammento del tema d’apertura, rallentato.
Il western, e Tarantino
In Django Unchained di Quentin Tarantino c’è la sequenza in cui il dottor Schultz insegna a Django a sparare, e lui si allena su un pupazzo di neve. Sotto c’è un tema che sembra scritto per quella scena e invece aveva già quarantacinque anni. Comincia con note a cascata di chitarra elettrica riverberata, poi esplodono gli ottoni e parte un riff di chitarra con i fiati in contrappunto, su un tempo serrato da big band. Viene dai Giorni dell’ira, il western che Tonino Valerii girò nel 1967 con Lee Van Cleef e Giuliano Gemma.
Fratello sole, sorella luna
Nel 1972 Franco Zeffirelli racconta la giovinezza di Francesco d’Assisi in Fratello sole, sorella luna, e per l’edizione italiana Ortolani scrive la musica delle canzoni e dirige l’orchestra. A cantarle è Claudio Baglioni, che allora aveva poco più di vent’anni. Una di quelle melodie, Dolce sentire, è finita fra i canti di chiesa, e chi l’ha imparata da bambino in parrocchia di solito non sa chi l’abbia scritta.
La musica contro le immagini
La figlia Rizia, nei giorni del centenario, ha raccontato che il padre componeva guardando le immagini del film. Il caso più spiazzante resta quello del 1980 per Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato, il film più estremo a cui abbia lavorato. Il tema principale è dolce, quasi sereno, chitarra acustica e archi con sotto onde di sintetizzatore, e accompagna immagini che vanno nella direzione opposta. È lo stesso stacco di Mondo cane, dove il carillon dei pulcini diventato canzone d’amore scorreva dentro un film che collezionava crudeltà.
Fra un estremo e l’altro ci sono più di trecento colonne sonore. Forget Domani per Una Rolls-Royce gialla, Golden Globe nel 1966. Una seconda candidatura all’Oscar nel 1971, per La valle dei Comanches. I thriller di Lucio Fulci, come Non si sevizia un paperino. E nove film con Pupi Avati, tra cui Una gita scolastica e Magnificat. È morto a Roma il 23 gennaio 2014, a 87 anni.
Le sue partiture originali, con i premi e il resto dell’archivio, i figli le hanno donate alla Fondazione Rossini di Pesaro, che gli dedicherà una sezione.
Fonti: Nocturno, intervista a Riz Ortolani · Quinlan, intervista a Rizia ed Enrico Ortolani · il Resto del Carlino · Comune di Pesaro · ColonneSonore.net su I giorni dell’ira · ColonneSonore.net su Il sorpasso · Treccani
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